LA LEGGENDA DEI MONTI NAVIGANTI

Paolo Rumiz, giornalista e autore di  La leggenda dei monti naviganti (Feltrinelli, 2007), ci racconta in una sorta di diario il suo peregrinare tra monti, vette, passi, valli e genti montanare.

La leggenda dei monti naviganti

La leggenda dei monti naviganti

Il libro in realtà racconta due viaggi, ciascuno dei quali è dedicato a una delle due catene montuose che segnano la morfologia dell’Italia: le Alpi e gli Appennini.

Le Alpi nel 2003 e l’Appennino nel 2006 vedono l’autore percorrere oltre 8000 chilometri di strade, mulattiere, sentieri, non per la linea apparentemente più breve, ma perlustrando senza fretta, di qua e di la, tutto il territorio circostante.

Nel 2003, per la prima parte del suo viaggio, l’autore parte da Trieste per percorrere la catena alpina da Est a Ovest cercando ovunque storie di vita.

Con incedere lento, Rumiz, valica passi annotando sul proprio taccuino di viaggio i racconti narrati dalla gente che incontra; prima Mario Rigoni Stern, poi Mauro Corona e Walter Bonatti ci descriveranno la loro personale idea di montagna,  consegnandoci nozioni e cognizioni che costituiscono l’essenza stessa della vita quotidiana della gente montanara.

Nel 2006, invece, dalla Riviera di Ponente l’autore percorre a zig zag tutto l’Appennino sino all’Aspromonte, e lo fa a bordo di una simpatica e ansimante Topolino del 1953.

Riscoprendo valli e paesi quasi inimmaginabili, incontra Francesco Guccini e Vinicio Capossela che gli rappresentano un’Italia ben lontana da quella dei centri urbani fortemente antropizzati.

Anche sulla catena appenninica Rumiz si terrà alla larga dalle grandi direttrici autostradali cercando invece vecchie osterie e piccoli paesini, luoghi quasi dimenticati dal progresso tecnologico nei quali però si respira ancora una sana e autentica libertà.

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