I RIBELLI DEL BITTO. Quando una tradizione casearia diventa eversiva

Copertina originale

Copertina originale


Ribelli del Bitto è il libro scritto da Michele Corti, ruralista e professore di zootecnia presso l’Università degli Studi Milano, edito da Slow Food nel 2011, attraverso il quale è possibile ripercorrere la vicenda di un gruppo di produttori storici di formaggio Bitto che dalla fine degli anni novanta portano avanti una battaglia in difesa della sua identità: una identità fatta di tradizioni, di luoghi e di pratiche d’alpeggio talmente uniche da non poter essere trapiantate in nessun altro luogo.

E’ il 1995 quando al formaggio Bitto viene riconosciuta la D.O.P. L’ottenimento di tale riconoscimento porta con sé una novità sorprendente: l’area di produzione del Bitto, sino ad allora limitata ai pascoli della Val Gerola e della Valle di Albaredo nei pressi di Morbegno, viene allargata a tutta la Valtellina e, dunque, anche in zone dove tradizionalmente si produceva semplicemente il Valtellina Casera. Nasce così il Consorzio Tutela Valtellina Casera e Bitto.

Il primo provvedimento importante approvato dal neonato Consorzio (siamo nei primi anni 2000), sarà l’emanazione del nuovo disciplinare di produzione nel quale viene introdotto l’uso dei mangimi nell’alimentazione del bestiame e l’uso dei fermenti selezionati nella caseificazione.

Queste novità  saranno la causa scatenante della ribellione. I prodduttori storici del Bitto, lesi nella loro identità, si organizzeranno nel “Presidio del Bitto Storico” e, con l’aiuto di Slow Food, nel 2005, usciranno definitivamente dalla D.O.P.

Questa strategia eversiva porterà poi, negli anni successivi, alla nascita della Bitto Trading S.p.A., società sorta per commercializzare il bitto storico, e della casera/museo di Gerola Alta.>http://formaggiobitto.com

La lettura proposta, con stile d’inchiesta, consente al lettore appassionato di formaggi di costruirsi un pensiero critico in ordine alla Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.). Accanto alla storia dei ribelli che comunque rimane sempre sullo sfondo, risulta interessante la parte dedicata alle modalità di gestione dell’alpe e dell’alpeggio. Dalla lettura si comprende come tutte le figure impegnate ( i caricatori d’Alpe, il casaro, i bergamini), ciascuna con un proprio ruolo e con un proprio sapere, concorrano nella realizzazione di un formaggio unico che viene prodotto nei c.d. calécc ovvero le tradizionali costruzioni in pietra fissa coperte da un telo mobile che si trovano in prossimità degli alpeggi dove veine lavorato il latte appena munto delle vacche di razza Bruna e delle capre di razza Orobica.

Prezzo di copertina: €.14,50*

I commenti sono chiusi.